La formazione in servizio per un “apprendimento trasformativo”

di Cinzia Mion

 

Il taglio che desidero dare a questo contributo non è quello dell’autoesaltazione della mia carriera di formatrice ma, al contrario, delle difficoltà qualche volta incontrate, soprattutto con i docenti della scuola secondaria, ma non solo, e del tentativo che ho fatto per esaminarne le cause

Nella mia lunghissima esperienza di lavoro professionale, all’interno della cosiddetta formazione in servizio, ho potuto, infatti, verificare qualche volta degli aspetti che spesso mi hanno sconcertato. Mi riferisco alla ricaduta degli stimoli offerti durante il lavoro formativo sulla prassi didattica dei docenti che non sempre avviene anche se fortemente auspicabile.

Com’è giusto che sia tra le aspettative, terminato il lavoro, nel lasso di tempo prima dell’ultimo incontro, c’è ovviamente l’attesa che qualcosa nel frattempo cambi durante le attività didattiche in aula. Questa speranza viene nutrita in genere anche dal fatto che il più delle volte lascio i docenti alla fine del lavoro formativo abbastanza soddisfatti, qualche volta addirittura entusiasti. A volte addirittura nascono propositi di sperimentazione provvisoria, scambio di indirizzi e-mail, invio di progettazioni recenti da aggiustare, intenzioni convinte di modificare modalità di valutazione.

 

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